Approfondimenti

Il meccanismo di condizionalità a tutela del budget europeo

Il principio di condizionalità non è affatto una novità nell’azione esterna dell’Unione europea: basti pensare al suo impiego in sede di negoziazione per entrare a far parte dell’UE. Per contro, il suo utilizzo nella dimensione interna dell’azione europea, ossia nelle relazioni tra l’Unione e gli Stati membri che la compongono, è relativamente recente. 

A partire dal 1° gennaio 2021, ai programmi a gestione concorrente del bilancio comunitario e a quelli previsti dal Next Generation EU, potrà applicarsi il meccanismo di condizionalità che permette di sospendere l’erogazione dei fondi europei in caso di violazione dei principi dello Stato di diritto da parte degli Stati membri. L’obiettivo è quello di osteggiare l’affermazione di pulsioni illiberali e antidemocratiche, la corruzione, i conflitti di interessi e la cattiva amministrazione dei fondi europei. 

Il ricorso di Polonia e Ungheria alla Corte di giustizia dell’Unione europea

Contro questo meccanismo di condizionalità che subordina l’esborso dei fondi europei al rispetto dello Stato di diritto, Polonia e Ungheria hanno promosso un ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione europea, chiedendo che venisse annullato per via della sua contrarietà al Trattato istitutivo dell’Unione. Ancor prima di presentare tale ricorso, i due Paesi si erano mostrati fortemente contrari all’imposizione di una condizionalità durante il vertice dei Capi di Stato europei che ha varato il Next Generation EU, minacciando persino il loro potere di veto. 

La decisione della Corte europea di giustizia dell’Unione europea

Mercoledì 16 febbraio 2022 la Corte di giustizia dell’Unione europea, con una sentenza non oggetto di appello, ha respinto i ricorsi proposti da Polonia e Ungheria contro il meccanismo di condizionalità, così da proteggere il bilancio dell’Unione, la sua sana gestione finanziaria e gli interessi finanziari dell’Unione. Il verdetto della Corte sancisce l’esistenza di un collegamento molto stretto tra il rispetto dello Stato di diritto e la tutela del bilancio dell’Unione e per questo il regime di condizionalità previsto dalle istituzioni europee è del tutto legittimo.

Infine, tale sentenza accentua una spaccatura nell’Unione europea in un contesto internazionale complicato tant’è che, in piena campagna elettorale, il Premier ungherese Viktor Orbán ha lasciato aperta la porta a una potenziale futura uscita del suo Paese dall’Unione europea.

Beatrice Bellotto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.