I gilet gialli verso le elezioni europee: la fine dell’europeismo francese?

È ufficiale: i gilet gialli, il movimento di protesta francese sorto lo scorso settembre in aperta contrapposizione al governo di Macron, parteciperà alle elezioni europee. Superato il momento delle contestazioni, i gilets jaunes cercano così una legittimazione democratica nella corsa per la formazione del prossimo Parlamento europeo. L’obiettivo si condensa nell’intenzione della leadership di “trasformare la collera in un progetto politico umano, capace di fornire risposte concrete ai cittadini francesi”.
Emerge, in questo modo, la volontà di costituire un partito politico che, nonostante l’eterogeneità delle anime interne al movimento, possa rappresentarne le istanze a livello nazionale ed europeo.

Ralliement d’Initiative Citoyenne


Ralliement d’initiative citoyenne. Questo il nome della lista – dal carattere antieuropeista e populista – con la quale i gilet gialli intendono presentarsi alle elezioni europee. Nata dall’iniziativa dell’infermiera trentunenne Ingrid Levavasseur, la lista al momento ha un futuro incerto. La mancanza di fondi, di una solida organizzazione interna e di un supporto vero e proprio da parte delle diverse anime del movimento potrebbe condurre ad uno sgretolamento interno. La stessa Levavasseur, fondatrice del partito, il 13 febbraio ha preferito ritirarsi in quanto vittima di pesanti attacchi sui social a sfondo sessista e discriminatorio.

Evolution Citoyenne

Per questi motivi, lo scorso 3 marzo, Christophe Chalençon, ora leader e portavoce del movimento, ha annunciato la presentazione di una nuova lista per le elezioni europee: Evolution Citoyenne, nella quale esorta a confluire tutte le energie desiderose di ripristinare “l’unità e la grandezza del popolo francese”.

Una “nuova Rivoluzione Francese”?

Ma chi sono e cosa chiedono i gilet gialli che da mesi stanno gettando nel caos la Francia e che ora intendono bussare alle porte dell’Europa?
I gilet gialli sono nati a novembre 2018 come movimento spontaneo della società civile contro l’iniziativa del governo di aumentare le accise sulla benzina, volta ad iniziare una transizione energetica, da attuare con una nuova ecotassa sul diesel e sul petrolio.
Le loro richieste sono trasversali e rappresentano il malcontento delle classi medio-basse: la diminuzione delle tasse sul carburante, la reintroduzione della tassa di solidarietà sulla ricchezza, l’aumento dei salari minimi, e l’attuazione dei referendum d’iniziativa popolare per assicurare un migliore livello di vita alle classi lavoratrici e medie, con particolare attenzione a quelle delle aree rurali.
I membri del movimento insistono per le dimissioni del Presidente francese Emmanuel Macron, simbolo dell’elitarismo politico.

Non solo in Francia…

Il fenomeno dei gilet gialli si è esteso anche ad altri Stati europei quali Olanda, Belgio, Germania ed Inghilterra, dove l’azione rivoltosa, però, non ha raggiunto i livelli francesi.
Le giacche catarifrangenti, inoltre, sono state usate come simbolo per manifestazioni di diversa natura. In Canada contro la ‘carbon tax’; in Serbia da movimenti contrari agli sfratti e dal partito di estrema destra Dveri per una contestazione antigovernativa; in Germania dal movimento di estrema destra e antislamico Pegida;in Polonia, infine, dagli allevatori contro gli esigui controlli sulla carne di maiale.

I gilet gialli al Parlamento europeo

Analizzando le proiezioni dei seggi al prossimo Parlamento europeo, il movimento di Macron, En Marche!, prima forza politica in Francia, è favorito per la vittoria alle europee.
Il partito di Macron confluirebbe nelle file dei Liberali (Alde), con l’intento di creare uno “sbarramento” all’avanzata dei partiti populisti di destra, quali Rassemblement National della Le Pen e France Insoumise di Mélenchon. Questi infatti potrebbero diventare la seconda forza politica, dopo i Popolari, nel prossimo Parlamento Europeo.
Secondo le stesse proiezioni, i gilets gialli non entreranno nel nuovo Parlamento di Strasburgo.

Beatrice Musella, Sara Proia, Virginia Serio, Davide Sammarone

Autore dell'articolo: LabEuropa

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