L’Europa al voto: l’importanza dei simboli

Al momento del voto, gli aventi diritto sono chiamati a selezionare una lista rappresentata da un simbolo. Il simbolo, dunque, è un elemento fondamentale e di grande impatto. Torniamo a parlarne con Gabriele Maestri, docente a contratto in diritto dei partiti e autore del blog www.isimbolidelladiscordia.it.

Come nascono i simboli politici?

I simboli in Italia nascono, come altrove, col suffragio universale maschile e il voto degli analfabeti. Non potendo leggere i nomi sulla scheda occorreva un emblema figurato. Così all’origine il simbolo era di grande importanza, l’elettore aveva bisogno di capire per chi stava votando, e il partito aveva l’esigenza di farsi identificare: il simbolo è identità.

Il problema è che negli ultimi anni si è assistito ad una mutazione genetica dei simboli: se prima erano dominati da un elemento grafico e ben riconoscibile, dagli anni 2000 in avanti i simboli si sono trasformati in marchi, qualcosa di simile a quelli commerciali (tanto che ad oggi, per proteggerli molti provano a registrarli come marchi). Il marchio è un segno distintivo, non identifica qualcosa, ma serve a distinguere un prodotto dagli altri. Nel momento in cui il marchio viene cambiato abbastanza spesso, o rinfrescato, di identitario non c’è più nulla. I simboli nati negli ultimi anni di identità comunicano poco, com’è il caso dello stesso simbolo dei 5 Stelle, del simbolo del PD, quello del PdL (per poco tempo). Di simboli oggi ne sono rimasti pochi: Forza Italia e la Lega, al punto tale che sono riusciti ad esportarlo anche al Sud.

Il simbolo è la prima cosa che l’elettore nota, ci sono colori o elementi particolarmente identificabili per l’elettore?

I simboli sono nati in bianco e nero, ed è stato così fino al 1991 compreso, quindi bisognava essere efficaci dal punto di vista stilistico. Dal 1992, viene ammesso il colore. Negli ultimi anni però c’è stata una grandissima inflazione dei colori nazionali: verde, bianco e rosso, ma anche il blu (quest’ultimo infatti era il colore dei Savoia prima, ed oggi della nazionale). Quindi non stupisce che Berlusconi abbia utilizzato questo colore, come a dire: “sono dalla parte del Paese”, è il classico carattere di un partito che si rivolge un po’ a tutti (partito catch-all, appunto).

Può il simbolo influire sulla chiarezza della vicinanza tra i partiti europei e quelli nazionali?

Banalmente sarebbe importante un riferimento, anche se non c’è nessuna costrizione in questo. È infatti incoraggiato nelle istruzioni che il Ministero ha recentemente presentato. Ogni lista che si presenta dovrebbe indicare chiaramente chi è e chi sostiene come partito europeo, e se preferisce, anche il nome del candidato alla guida della Commissione. La scorsa volta lo avevano fatto la lista ALDE (con Verhofstadt) e la lista Tsipras. Inserire il nome e il simbolo di un partito europeo all’interno di un contrassegno della lista complica la grafica, senza dubbio, ma almeno mette le cose in chiaro. Inserendo il nome o il simbolo l’elettore si ricorda che votando una proposta nazionale vota anche una proposta europea. Quindi è auspicabile che lo facciano in molti.

Elisa Ceraudo, Carola Franchino, Martina Marignani

Autore dell'articolo: LabEuropa

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