1) Covid-19: quali misure nei Paesi europei

Source: EC – Audiovisual Service

L’Unione Europea sospende Schengen e cerca una linea comune per contrastare la crisi sanitaria e economica determinata dalla diffusione del Covid-19.
Dopo l’annuncio fatto dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen è arrivata la decisione che blinda i confini dell’area Schengen, che non coincidono però esattamente con quelli dell’Ue. Fanno infatti parte dell’area 22 Paesi su 27 dell’Unione (restano fuori Cipro, Croazia, Romania e Bulgaria, oltre, ovviamente, alla Gran Bretagna) più altri 4 non membri: Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein.

Covid-19: oltre i confini e le frontiere

La necessità di combattere l’estendersi dei contagi da Covid-19 fa tornare dunque indietro l’Europa e i suoi confini di 35 anni visto che la Convenzione di Schengen è una delle conquiste più importanti dell’Unione europea da quando è entrato in vigore, nel 1985. Il trattato prevede delle deroghe in circostante eccezionali o può essere sospeso per un massimo di due mesi. Le prime furono impiegate per contrastare la minaccia terrorismo, ora per la prima volta si ricorre alla seconda opzione.
L’obiettivo è quello di evitare che i singoli governi continuino a chiudere le frontiere interne all’Unione (lo hanno fatto Austria, Ungheria, Repubblica ceca, Danimarca, Polonia, Lituania, Estonia, Germania, Svizzera, Norvegia, Spagna mentre la Slovenia ci sta pensando) e mantengano invece la libera circolazione di cibo, medicine e protezioni istituendo “corsie rapide, preferenziali, per tutti i servizi essenziali”.
Cerchiamo ora di delineare la situazione e le misure applicate nei principali Paesi europei

Spagna: è emergenza nazionale Covid-19

La Spagna che al 17 marzo contava quasi 500 morti e un totale di 11.178 positivi con una crescita di 17,7%. Dopo l’Italia, come Paese europeo più colpito dall’epidemia di Covid-19, ha deciso di chiudere le sue frontiere al fine di “contenere l’espansione del corona virus”.
L’esercito è stato incaricato di pattugliare le strade per sorvegliare il rispetto delle decisioni del governo e per attrezzare ospedali da campo supplementari. Sul fronte economico il premier Pedro Sanchez, ha annunciato un piano per mobilitare 200 miliardi di euro per fare fronte alle conseguenze della crisi provocata dal Covid-19.

Francia: Macron parla alla nazione

La Francia, con il discorso tenuto dal Presidente della Repubblica Macron nella serata del 16 Marzo, ha adottato misure restrittive della circolazione delle persone sul modello italiano, dopo un primo momento di incertezza sulle misure da adottare con un semplice invito a rimanere a casa e la disposizione della chiusura della sole scuole ed università.

Il ministro Christophe Castaner ha sottolineato che la Francia ha adottato “le misure di confinamento più rigide in Europa” vietando “le attività collettive”. Castaner ha poi confermato il dispiegamento di 100mila poliziotti per controllare gli spostamenti. Il ministro dell’Economia Le Maire stima un calo dell’1% del Pil nel 2020 e si è detto pronto a un maxi stanziamento per imprese e lavoratori e a ricorrere a “tutti i mezzi” compresa la nazionalizzazione. In Francia si contano 7.730 casi gravi, mentre i decessi sono 175 di cui il 7% riguarda persone di meno di 65 anni.

Germania: adotta il modello italiano

Anche la Germania dopo un momento iniziale di impasse ha adottato misure restrittive sul modello italiano, come delineate dalla Cancelliera Angela Merkel nel discorso tenuto il 16 Marzo dove è stata anche annunciata la chiusura delle frontiere.

Al momento i numeri in Germania sono di 8mila contagi e 22 vittime. Volkswagen è pronta a sospendere la produzione in molte fabbriche nel Paese; la città di Berlino sta progettando un ospedale da 1.000 posti-letto solo per curare i pazienti che saranno contagiati da Covid 19.
Il rischio per il presidente del Robert Koch Institut, Lothar Wieler è che se “le misure adottate per il contenimento in Germania non saranno rispettate nel giro di pochi mesi milioni di persone saranno contagiate”.

Regno Unito: il dietrofront di Boris Johnson

Per il momento il Regno Unito costituisce un’eccezione nel panorama delle misure adottate per contrastare il Covid-19 dai paesi europei. Il premier Boris Johnson, dopo aver minimizzato il problema, è stato costretto dai dati in crescita a tornare sui suoi passi. Dopo che i contagi sono arrivati quasi a 2mila (17 marzo), in una conferenza stampa, ha chiesto alla popolazione di evitare i contatti non essenziali, di fermare tutti i viaggi non indispensabili e di evitare pub, teatri, club e altri luoghi di ritrovo.


Ha poi aggiunto che chi può deve iniziare a lavorare da casa, e chi è stato a contatto con un malato deve autoisolarsi per 14 giorni. La chiusura delle scuole non è scattata venerdì. Tuttavia, a parte inviti formali, non è ancora stata adottata nessuna vera misura restrittiva che impedisca concretamente la diffusione del virus. #StayHomeSaveLives

Federica Montesion, Simone Mazzoccola

Autore dell'articolo: LabEuropa

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