La crisi del Covid-19 e le competenze dell’Ue

Alcuni esponenti di partiti euroscettici si sono espressi in merito alla debolezza dell’iniziativa dell’Unione per arginare la crisi del Covid-19. Ma l’Europa, nelle sue azioni, deve fare i conti con le competenze e i poteri che gli Stati membri le hanno attribuito. Per questo, la sua azione può sembrare di poco impatto, mentre la realtà è diversa.

Quale è stata la reazione degli Stati europei?

Tedros Gebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha ammonito l’Europa sulla gravità della crisi. La reazione degli Stati europei, benché non immediata, è arrivata con la chiusura delle rispettive frontiere nazionali e la dichiarazione dello stato di emergenza. L’Unione Europea ha sospeso Schengen, chiudendo le frontiere per 30 giorni.
Tuttavia, la risposta dell’Unione non si limita a una chiusura. Infatti, la Commissione von der Leyen si è adoperata per nominare una task force composta da 7 commissari destinata a coordinare la reazione all’epidemia. Ogni commissario è responsabile di un determinato settore: dal mercato interno agli aspetti sanitari.
Il lavoro della Commissione è stato suddiviso in 4 azioni principali:

  • comunicazione con gli Stati membri sull’avanzamento dell’epidemia;
  • rifornimento di assistenza tecnica medicale-sanitaria;
  • assistenza alla Cina
  • finanziamento a vari settori dedicati alla prevenzione e alla preparazione di fronte al virus.

Quali competenze ha l’Europa?

Benché alcuni scettici desiderino un’azione più importante, le competenze dell’Unione sono legate al principio di attribuzione e ai trattati. Infatti, secondo questo principio, l’Unione può agire solo nel limite delle competenze che gli Stati membri le hanno attribuito. Ciò significa che determinate aree di competenze sono esclusive all’Unione europea, condivise con gli Stati membri o solo di supporto.
Ma in una crisi come quella del Covid-19 le aree impattate sono molteplici. È possibile però osservare che le competenze esclusive all’Unione riguardano quelle dell’unione doganale, della competitività del mercato interno, della politica monetaria, della politica comune della pesca, della politica comune commerciale e della conclusione di trattati internazionali (Art. 3 TFUE).

Competenze generali: art. 168 TFUE

L’Unione europea non ha quindi una competenza specifica sulle politiche sanitarie. Esse restano competenza degli Stati membri i quali si stanno muovendo in maniera scoordinata. Eppure non mancano nei Trattati alcune linee di indirizzo generale, che potrebbero fornire il quadro di riferimento per un’azione integrata:
“L’azione dell’Unione, che completa le politiche nazionali, si indirizza al miglioramento della sanità pubblica, alla prevenzione delle malattie e affezioni e all’eliminazione delle fonti di pericolo per la salute fisica e mentale. Tale azione comprende la lotta contro i grandi flagelli, favorendo la ricerca sulle loro cause, la loro propagazione e la loro prevenzione, nonché l’informazione e l’educazione in materia sanitaria, nonché la sorveglianza, l’allarme e la lotta contro gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero” (Art. 168 TFUE).

Solidarietà e libera circolazione delle merci

Paolo Gentiloni, Commissario europeo per l’economia, ha dichiarato: “(per liberarci dal coronavirus) sono necessari più logistica europea, più trasporti transfrontalieri per il materiale sanitario e più collaborazione medica tra paesi. Ursula von der Leyen ha anche ribadito: “in Europa è necessaria una maggiore solidarietà per garantire che i medici e gli infermieri dispongano di attrezzature di protezione di cui hanno bisogno, e che i pazienti abbiano le cure necessarie. Tali dichiarazioni denotano una preoccupazione e una vicinanza da parte dell’Unione agli Stati colpiti dal virus. Tuttavia, testimoniano anche una certa impotenza e un vincolo rispetto alle decisioni che prenderanno tali Stati in materia di sanità.

Quali saranno le prossime sfide?

L’Europa si sta già preparando ad affrontare le conseguenze dell’epidemia, ovvero il pacchetto economico. In quest’area, l’Unione è competente e ha già organizzato innumerevoli misure per limitare i danni ed evitare che la crisi abbia un effetto permanente. Infatti, la crisi del Covid-19, oltre che un’evidente emergenza sanitaria, è una sfida senza precedenti anche per le nostre economie. Ma, data la grande quantità di tempo disponibile a tutti, potremmo approfittarne per riflettere sulla nostra società moderna. Dovremmo forse iniziare a spartirci le responsabilità con quel presunto pipistrello.

Matteo Baldan, Giulia Fiorenza

Autore dell'articolo: LabEuropa

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