Le relazioni internazionali dell’Ue a Dialoghi sull’Europa

Nel corso della conferenza “Le Relazioni Internazionali dell’UE” tenutasi il 25 marzo in seno alla settimana dei “Dialoghi sull’Europa” organizzata dal dipartimento di Scienze Politiche dell’università di Roma La Sapienza il prof. Luca Micheletta, nella sua introduzione ha sottolineato come gli effetti della crisi epidemiologica faranno cambiare in maniera permanente molte cose, ma tra queste non vi è il sistema internazionale. Partendo dallo spunto offerto dal volume “L’Europa nel secolo veloce” a cura di Marco Piantini, il prof. Micheletta ha sottolineato come il ruolo degli Stati non viene messo in discussione, soprattutto in un momento come quello odierno in cui gli interessi di singoli players internazionali si mostrano di tendenza sempre più individualista rispetto al resto della comunità internazionale la quale comprende anche l’Unione Europea.

L’Ue come modello di integrazione regionale


Il prof. Micheletta ha ribadito poi come il successo dell’integrazione europea ha incentivato, nel mondo, la creazione di modelli di integrazione regionale che, seppur non paragonabili all’esempio europeo, rappresentano in parte l’impulso importante che l’Unione Europea ha dato in tal senso, incentivando la creazione di modelli e reti internazionali che sono risultati utili a smussare la competizione statale e favorire un modello di negoziazione pacifica. Tuttavia serve consapevolezza, ricorda Micheletta. L’UE non è uno stato federale e la lunga storia degli stati nazionali non è terminata e non terminerà nei prossimi anni. L’UE non si deve confondere con l’insieme degli stati che la compongono e mantengono in molti fondamentali aspetti la loro sovranità. La politica estera europea ha fatto passi in avanti importanti dal momento della sua istituzione e occorre oramai la necessità di mostrarsi davanti agli altri grandi attori del sistema internazionale come ponte di dialogo, soprattutto in scenari dove vi è instabilità o conflitto, difendendo allo stesso tempo i suoi interessi e facendo valere i suoi principi fondamentali.

Il salto in avanti dell‘integrazione internazionale

L’Intervento del Presidente della 3ª Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati, Piero Fassino era principalmente incentrato sul futuro delle relazioni globali e di vicinato dell’UE, e sul salto di qualità che le istituzioni europee dovranno sviluppare nella dimensione delle politiche intergovernative e di integrazione tra gli Stati membri.
I livelli raggiunti fin ora- afferma Fassino- sono senza alcun dubbio importanti, poiché figurano tra i più avanzati processi di integrazione realizzati al mondo, tuttavia in una compagine globale come quella attuale si richiede all’Unione Europea un ulteriore passo avanti se vogliamo competere ad alti livelli con vecchi e nuovi attori del panorama internazionale.
In particolare il Presidente ha fatto riferimento al fenomeno sempre più comune del dumping fiscale all’interno dell’Unione, questo fenomeno – sottolinea Fassino – proietta un immagine non troppo favorevole dell’UE nella competizione globale, quando è ancora impegnata a gestire la competizione interna.
Tuttavia, un episodio molto significativo nella direzione auspicata, è stata la visita congiunta a Tripoli dei ministri degli esteri italiano, francese e tedesco, portatori di una linea comune e condivisa.
In conclusione, se l’Unione Europea vuole essere un attore in grado di fronteggiare competitori globali come la Cina, la quale di recente ha messo in campo un’area di libero scambio che raccoglie le economie di due miliardi e 200 milioni di persone pari al 25% della produzione del pil mondiale e al 30% dell’ interscambio mondiale, il tema che noi abbiamo di fronte come Unione Europea si manifesta in una maggiore governance europea condivisa ed in una politica estera comune.

Le relazioni con l’Africa, verso un nuovo accordo tra UE e paesi ACP

Marianna Lunardini ha sottolineato l’importanza del 2021 come anno in cui si può arrivare alla firma di un nuovo accordo di partenariato tra Unione Europea e 79 Stati di cui 48 africani, membri del gruppo di Paesi ACP, ovvero di Africa, Caraibi e Pacifico. Il nuovo accordo, che costituirebbe il rinnovo della Convenzione di Cotonou del 2000, dovrebbe entrare in vigore da dicembre di quest’anno, ma l’approvazione da parte di tutti gli Stati membri dell’UE non è scontata, data l’opposizione di Ungheria e Polonia. I temi più sensibili sono migrazioni e mobilità, la garanzia del diritto alla salute e dei diritti sessuali, così come previsti nell’accordo politico a cui si è giunti nel dicembre 2020. Nonostante queste possibili difficoltà, Lunardini ha sottolineato come le relazioni tra l’UE e gli stati ACP non si siano mai interrotte, come testimoniano le disposizioni del Trattato di Roma del 1957 che prevedeva l’estensione di alcuni benefici della neonata CEE ai territori d’oltremare francesi. A partire dal 1963 con la Convenzione di Yaoundé sono stati intavolati dei veri accordi, prima esclusivamente con le ex colonie degli stati europei membri della CEE, poi dal 1975 con la prima Convenzione di Lomé allargandoli anche ad altri stati dell’area ACP. Lunardini ha concluso dichiarandosi fiduciosa sull’esito positivo della contrattazione del nuovo accordo, anche per queste radici storiche che legano i Paesi ACP all’UE, oltre ai rispettivi e inevitabili interessi politici ed economici.

Il progressivo spostamento del “baricentro mondiale” dall’Europa all’Asia

L’ultimo intervento è stato quello di Enrico Petrocelli, il quale ha aggiornato la riflessione sulla politica estera e strategica dell’UE. La riflessione da cui è voluto partire è che l’Unione Europea è chiamata a confrontarsi con un mondo sempre più globale e si sta misurando con una fase storica particolare in cui sta avvenendo un relativo spostamento di baricentro mondiale. Tale spostamento progressivo di potere globale si sta allontanando dall’Europa verso l’Asia e si misura su tutti i settori cruciali quali rinnovazione tecnologica, ricerca dello sviluppo, del digitale, sicurezza e difesa globale. Vi è, secondo Petrocelli, una nuova tendenza di polarizzazione del mondo tra USA e CINA e allora la questione a cui dobbiamo rispondere è: che ruolo ha l’Europa in questa grande competizione? È parte di una dinamica o solamente spettatore? 

Xi Jinping, Joe Biden e il futuro delle relazioni internazionali

Per rispondere a questa domanda ha ricordato due discorsi importanti, che raccontano la sfida strategica, l’egemonia politica e l’egemonia del modello di società e di governance globale. Il primo è il discorso del presidente cinese Xi Jinping al World Economic Forum lo scorso gennaio 2021, il secondo discorso è la risposta di Joe Biden con il suo primo intervento sulla politica estera che ha fatto al Virtual Munich Security Conference lo scorso febbraio 2021. Questi due interventi dimostrano la volontà di misurare due modelli di società e global governance alternativi e che le due potenze vogliono in qualche modo fare egemonia. Il presidente cinese propone il modello cooperativo di multilateralismo e globalizzazione mentre Biden pone l’attenzione sulle democrazie globali contro le autocrazie, affermando che siamo ad un punto di svolta. L’Europa non può avere incertezze su questo campo, il campo dell’UE è sicuramente quello della democrazia. Già nel marzo 2019 ha adottato una strategia sulla Cina che la designava con 3 definizioni: un partner di cooperazione su questioni multilaterali, un competitore economico, un rivale sistemico perché promuove un modello di governance alternativo a quello europeo.

La politica estera strategica dell’Europa

La sicurezza collettiva e comune dell’UE si fonda e trova soddisfazione all’interno dell’Alleanza atlantica, sulla NATO come dimostra l’art 42 comma 2 del Trattato sull’Unione Europea, ma Petrocelli afferma che bisogna fare un salto di qualità in quanto l’UE deve coltivare quel concetto di autonomia strategica. L’idea di fondo è che l’UE deve provare a investire di più sulla sua capacità di mobilitarsi con la sicurezza del suo spazio continentale, consolidando il pilastro della difesa europea. L’autore ha ricordato l’importante iniziativa PESCO (Permanent Structured Cooperation) e il fondo europeo della difesa. Questo -afferma Petrocelli- è un ‘cantiere’ complesso ed è una delle scelte strategiche cui dobbiamo investire. Avere una capacità di cooperazione e una capacità industriale in materia di difesa è una precondizione per dare una piena sostanza di integrazione europea in chiave di autonomia strategica e di difesa. Il secondo punto da mettere in rilevanza è il commercio internazionale, in quanto secondo Petrocelli, è cruciale contrastare la logica del protezionismo commerciale e l’UE deve essere il miglior alleato con il WTO in uno sforzo di riforma del sistema del commercio interazionale, inoltre deve insistere nel rilanciare e intensificare gli accordi di associazione e di libero scambio. Il terzo punto da tenere in conto è la politica del vicinato: UE può avere una sua dignità e una sua forza innanzitutto se riesce a vivere credibilmente nel vicinato, in particolar modo nel Nord-africa e Medioriente, Turchia, Balcani occidentali.
Il terreno per costruire una strategia autonoma europea, non in una solitudine, ma in una chiara allocazione internazionale nel legame trans-atlantico, è uno sforzo non ovvio, che deve crearsi con scelte di integrazione molto concrete allontanandosi dai dibattiti ideologici e astratti.

Luca Baietti, Giovanna Carmenini, Ludwic Alicino, Vjola Brahushi

Autore dell'articolo: LabEuropa

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